Le ultime
di ladybird  - Letto 14696 volte.


"Mi hai stufato ormai, ho voglia di qualcosa di nuovo".
Il primo colpo cade sulla mia schiena, ma la ferisce meno di quanto le sue parole lacerino il mio cuore. Mentre la frusta cerca di nuovo la mia carne rivivo l'ultimo anno trascorso, quello vissuto con lui.
Penso a quel giorno d'inverno, maledetto e benedetto, in cui ci siamo incontrati, e penso ai primi mesi di passione, insana ed incontrollata.

"Sempre le stesse urla, le stesse identiche lacrime".
Altri colpi mi cercano e mi trovano, ed io li cerco e li soffro, affranta, delusa e disperata perché so che saranno gli ultimi.
Poi era arrivata la primavera con le prime umiliazioni, i primi giochi, le prime ferite. E il mio sgomento davanti alla sua furia, alla sua perversione, e a quella sottile eccitazione con cui accettavo tutto.

"Penso proprio che un bel cambiamento mi farà bene".
Sono in piedi, legata con la faccia al muro e le mani in alto, come piace a lui, come piace a me.
L'estate mi aveva portato la consapevolezza di un piacere nuovo, la scoperta di un'estasi insolita, così strettamente annodata al dolore da farmi perdere la testa, da farmi piegare, urlare e godere.

"Ecco qui, la tua solita razione, fattela bastare".
Poi quando il vento dell'autunno cominciava a piegare gli alberi io avevo cominciato a capire.
Che il mio era amore, il suo era solo sesso. La mia era passione, il suo solo divertimento. Le mie erano dedizione e appartenenza, il suo solo un gioco.
E mentre per me lui era il mio complice, il mio amante, il mio compagno ed il mio padrone, io ero solo una bambolina come le altre.

Ora è di nuovo inverno ed io sono qui, giro la testa per guardare nello specchio il riflesso della mia schiena e vedo venti righe, rosse di sangue.
Le ultime.






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