Docile
di ladybird  - Letto 13188 volte.


Il suono scorre via fluido nella mia mente. E' una parola morbida, vellutata. La pronuncio senza voce lasciando che le labbra si muovano appena, la lingua si appoggia lieve sui denti, poi si ritrae, poi vi si posa nuovamente.
Docile, mi piace docile.
Lo sguardo è fisso sulla tua mano destra che, nervosa, si sposta dal mouse alla tastiera del computer. La sinistra invece è occupata a sfiorare il mio sesso esposto.
Fermo lo sguardo sulla tua fronte dove la pelle si piega in tante piccole increspature. Assumi sempre un'espressione corrucciata quando sei concentrato. Osservo bene queste piccole rughe e ne saggio la profondità, quando si fanno più marcate la mano si ferma e le mie labbra rimangono in attesa, mai sazie dei tuoi tocchi.
Poi la tua mano si ritrae, stanca e annoiata, e le tue dita battono sulla tastiera lasciando sulle piccole lettere nere tracce lucide della mia docilità.
La superficie dura della scrivania su cui è schiacciato il mio seno mi regala brividi di freddo, ma questa è una mia scelta. Sono stata io a voler aprire la camicetta e tirare giù il reggiseno prima di piegarmi sul tavolo, perché i miei capezzoli non sentissero il caldo e morbido conforto della stoffa.
Poi la tua mano si allontana nuovamente dalla tastiera ma non torna fra le mie gambe, scende giù, sotto il tavolo, dove io non posso vederla. Ma so cosa sta facendo, lo capisco dalle rughe della tua fronte che lentamente si distendono, dagli occhi socchiusi, dalla bocca appena aperta.
Ti alzi con un movimento repentino e in un attimo sono piena.
Gli affondi sono lenti, dilatati in istanti che mi sembrano infiniti. Le mie palpebre si abbassano, la bocca si apre, un senso misto di completezza e invasione mi avvolge e sento uscire dal profondo della mia gola non gemiti né grida né sussurri, solo una lunga nenia, una lieve ed ininterrotta litania.
Poi, d'un tratto, il vuoto.
Il mio canto s'interrompe e apro gli occhi in tempo per vedere la tua mano che si riappropria del mouse e la fronte che s'increspa di nuovo, e per udire le tue parole che schioccano più forte di una frusta.
"Per ora basta così. Ti sta piacendo troppo".
Le tue dita tornano a frugarmi fra le labbra per raccoglierne i succhi e depositarli con gesto secco sulla mia coscia.
"Aspetterò che ti sia asciugata".
Mi mordo il labbro per evitare di gemere e respiro forte.
Aspetterò anche io, docile.





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